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La protesta dei viglianti: «sicurezza e contratto». Venerdì sciopero nazionale

VERONA – Vincenzo Carelli lavora nell’agenzia Rangers Vigilanza e ogni giorno sale sugli autobus dell’Atv e firma verbali quando trova passeggeri senza biglietti. «Ogni volta c’è qualcuno che mi insulta, il rischio di aggressioni è continuo», racconta, ricordando che «due giorni fa un collega è stato assalito su un mezzo».
Anche Luca Segala è una guardia giurata, lavora in Civis, si occupa di trasporto di valori: «Viaggiamo in due su un furgone blindato», spiega, «uno resta al volante, l’altro scende per prelevare soldi da banche, negozi e supermercati, oppure per caricare i bancomat degli istituti di credito, con decine di migliaia di euro in mano, senza scorta, senza avere le spalle coperte. Ogni giorno non sappiamo cosa può succederci».

Lamentano la scarsa sicurezza e la mancanza di tutele, le oltre 500 guardie armate veronesi che lavorano nei centri commerciali, in aeroporto, negli ospedali e in molti uffici pubblici: il loro contratto nazionale è scaduto nel dicembre 2015, «e la parte datoriale ha di recente rotto il tavolo delle trattative con delle proposte irricevibili, annullando un confronto che va avanti da due anni», spiegano Graziella Belligoli della Filcams Cgil, Andrea Sabaini e Giosuè Rossi della Fisascat Cisl e Barbara Marchini di Uil Tucs, che ieri nella sede della Cisl hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori per parlare dello sciopero in programma domani.

Una mobilitazione nazionale alla quale aderiranno anche i lavoratori veronesi, sia le guardie armate che gli oltre mille operatori fiduciari, non armati, che dipendono dallo stesso contratto. Sono diverse le richieste avanzate dalla parte datoriale che gli operatori di questa categoria non hanno intenzione di accettare. A partire dall’innalzamento delle ore settimanali di lavoro da 40 a 45, e il ricorso al lavoro a chiamata. «Le aziende vorrebbero innalzare i giorni consecutivi di lavoro da sei a dieci», spiegano Carelli, Segala, insieme ai colleghi Domenico Melissari e Paolo Luparelli della Ronda, e Sergio Marinesi di Civis, sottolineando «l’ormai massiccio utilizzo degli straordinari: alcun di noi arrivano anche a 80, 100 ore al mese». E ancora, i datori del lavoro vorrebbero che nel nuovo contratto venisse eliminato il pagamento della malattia e la garanzia della continuità occupazionale nel passaggio da un appalto all’altro. Senza che a ciò corrisponda un aumento salariale. «Se queste richieste fossero accolte, la categoria farebbe un salto indietro di trent’anni», commentano i sindacalisti, sottolineando che «non si può chiedere che questi operatori garantiscano la sicurezza se prima di tutto non vengono assicurate a loro condizioni di lavoro sicure.

Questa situazione», aggiungono, «è terreno fertile per la diffusione dei contratti “pirata”, siglati da fantomatiche associazioni datoriali e sindacati autonomi, in cui le condizioni salariali e normative vengono sistematicamente ribassate, anche con meccanismi ingannevoli».

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