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Galxo, sciopero unitario davanti ai cancelli e presidio dei lavoratori «Garanzie sul futuro!»

VERONA – Nella sede Gsk di via Fleming ieri mattina il parcheggio interno era vuoto. Oltre 500 lavoratori erano rimasti fuori dai cancelli, per un presidio organizzato nel giorno dello sciopero. Dopo il blocco degli straordinari, deciso una decina di giorni fa, i sindacati lo avevano promesso: se non arrivavano risposte dalla multinazionale circa la vendita della Glaxo Manufacturing, la divisione che si occupa di produrre cefalosporine, sarebbero state adottate nuove misure.

Ieri mattina, ad incrociare le braccia, oltre ai 270 dipendenti coinvolti in questa cessione, c’erano anche i colleghi della divisione Pharma e del Regional Service Centre che stampano le etichette e i «bugiardini». Una questione di solidarietà, ma non solo «perché ci sono voci di una riorganizzazione a livello europeo, non abbiamo ricevuto notizie ufficiali, ma se così fosse tutti i lavoratori della multinazionale sarebbero coinvolti», spiegano Luigi Santoni della FilcTem Cgil, Ivano Dalla Brea della Femca Cisl e Nello Cum della Uil Tec, ieri presenti al presidio con i rispettivi segretari generali Michele Corso, Massimo Castellani e Lucia Perina.

L’urgenza tuttavia riguarda la divisione cefalosporine: Glaxo ha deciso che questa produzione non assicura sufficiente marginalità per la concorrenza dei farmaci generici. Tre i siti produttivi, due nel Regno Unito e uno a Verona, che la multinazionale a luglio aveva annunciato di voler vendere. E tre sono i possibili acquirenti «dei quali non sappiamo nulla», sottolineano i sindacalisti, che da dieci mesi chiedono al gruppo «garanzie sui livelli occupazionali, tutela dei rapporti in essere e certezza sul mantenimento a Verona del sito produttivo, senza però ricevere alcuna risposta».

Ieri l’ufficio stampa di Gsk ha di nuovo «confermato, come nei giorni scorsi, di non avere novità in merito alla possibile cessione a terzi del settore delle cefalosporine». La scelta dell’acquirente dovrebbe avvenire entro giugno. Questa operazione, sottolinea Corso, potrebbe avere ricadute pure per l’area Pharma, «dove il personale gestisce anche la parte Manufacturing: quando questa sarà venduta ci saranno delle conseguenze?», si chiede.
«Grandi realtà come Glaxo, che rappresentano lo zoccolo duro del nostro tessuto economico, devono restare sul territorio anche quando è faticoso rimanere sul mercato», aggiunge Perina, sottolineando come «la crisi nel Veronese non sia ancora superata, vertenze come questa lo dimostrano».

Dopo lo sciopero di ieri sono già in programma nuove iniziative. «Vogliamo coinvolgere le istituzioni locali, dal sindaco al prefetto, perché questa situazione riguarda tutta la collettività», spiega Massimo Castellani, ricordando che «nel Dopoguerra l’area nella quale si trova lo stabilimento venne “regalata” a Glaxo a mille lire al metro quadro. La multinazionale non dovrebbe dimenticarlo». I sindacati busseranno poi alla porta della Regione e se sarà necessario al ministero dello Sviluppo economico: «Le multinazionali non possono venire in Italia a fare shopping per poi chiudere e abbandonare i lavoratori», concludono.

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