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In 500 sotto la pioggia per chiedere sicurezza sui posti di lavoro

VENEZIA. Trenta da inizio anno, l’ultimo alle Acciaierie Venete. È il numero degli incidenti mortali, nei primi cinque mesi del 2018, tra i metalmeccanici veneti. Così, dopo lo sciopero regionale di venerdì 18, il tema della sicurezza in fabbrica torna con forza tra le richieste dei lavoratori.

Cinquecento operai di Fim, Fiom e Uilm hanno attraversato, questa mattina, le calli di Venezia. Sono arrivati da Fincantieri, Electrolux, Acciaierie Venete. Con bandiere, fischietti e striscioni, il corteo è partito alle 9 di martedì da piazzale Roma sotto una pioggia battente. La situazione, spiega Luca Trevisan (segretario regionale Fiom), è “emergenziale”. I settori più colpiti sono: siderurgia, cantieristica navale e appalti. “Con la crisi, le imprese hanno investito poco, soprattutto nella sicurezza”, continua Trevisan, “con il crescente l’utilizzo di appalti e subappalti si sono ridotti i costi di lavoro”

E gli effetti, secondo i sindacati, ricadono direttamente sulla salute dei lavoratori. La pioggia non li ferma, l’obiettivo è arrivare a palazzoFerro-Fini. Al Consiglio Regionale, infatti, sono indirizzate le richieste dei metalmeccanici: “Va rafforzata la vigilanza sui luoghi di lavoro – continua la Fiom – servono più ispettori, un’azione più efficace da parte dello Spisal e una relazione più strutturata con i nostri delegati alla sicurezza”.

Per la cantieristica navale, l’obiettivo è anche definire una strategia d’urgenza per rafforzare prevenzione, controlli e sanzioni. C’è poi il tema dei quasi infrortuni: situazioni di potenziale pericolo che non vengono denunciate. “E’ un aspetto sommerso – denunciano Massimiliano Nobis (Fim) e Davide Crepaldi (Uilm) – Sono rare le aziende che si occupano di questo aspetto. Il mancato infortunio deve entrare nella cultura dei lavoratori, perché è raro trovare aziende che denuncino queste situazioni. L’allarme sicurezza sul lavoro deve iniziare ben prima che avvenga l’infortunio”.

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