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Presidio unitario Cgil, Cisl, Uil per Pasquale operaio morto sul lavoro “Ci costituiamo parte civile”

Il caschetto bianco, fiori di campo, bianchi e viola, una macchia di sangue. Quando ieri mattina i lavoratori della Geco sono arrivati a Poiano, davanti al cantiere dove giovedì ha perso la vita Pasquale Misitano, calabrese residente a Dossobuono, 41 anni, due figlie e un terzo in arrivo, hanno trovato quello che rimaneva di quel dramma.

C’era il dolore per la scomparsa del collega, schiacciato da un pannello di calcestruzzo da 30 quintali, «perché di lavoro non si può morire», continuavano a ripetere. E c’era la rabbia, perché «è ancora poca l’attenzione per la sicurezza sul lavoro: lo dimostrano gli undici decessi registrati da inizio anno soprattutto nel settore agricolo ma anche nella metalmeccanica e in edilizia», ha spiegato Fausto Zaupa, segretario generale della Fillea Cgil, che ieri era davanti al cantiere con i colleghi della Feneal Uil e della Filca Cisl.

Giovedì sera è bastato un giro di telefonate per diffondere la voce e organizzare un presidio davanti a quel casco e a quella macchia di sangue: in mano il manifesto con la scritta «Andiamo a lavorare e vogliamo tornare a casa», utilizzato in occasione della manifestazione dei sindacati del primo maggio, dedicata appunto alla sicurezza sul lavoro. Perché già due mesi fa Verona registrava un drammatico primato in Veneto quanto a infortuni e decessi. E dopo i due incidenti mortali di giovedì, quello di Pasquale e quello di Cristian Dumitru Miron, operaio romeno di 37 anni travolto da un mezzo agricolo a Minerbe, si parla di ecatombe.

«Non possiamo dire che non ci sono più parole, non possiamo permetterci di restare chiusi nello sgomento e nello sconcerto, dobbiamo fare di più, a partire dal sostegno a quelle famiglie che restano sole, senza un padre o una madre e che molte volte vengono abbandonate anche dallo Stato», commenta Lucia Perina, segretario generale Uil Verona. «È necessario essere più presenti dentro le aziende», aggiunge, «impegnarsi a fianco dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, introdurre controlli non programmati da parte di Asl e Spisal, creare una maggiore cultura della formazione», la quale, da sola non basta: la Geco, sottolineano i sindacati, è un’azienda nella quale la sicurezza e la prevenzione non sono mai state messe in discussione.

Il problema piuttosto è un altro, è nel sistema di subappalti, dove si registra il maggior numero di infortuni.
«Quando si “rompono” i cicli lavorativi e si allungano le filiere del lavoro attraverso gli appalti», commenta Michele Corso, segretario generale Cgil Verona, «l’unica cosa certa è la prestazione lavorativa, ma non la sicurezza sul lavoro, che non deve essere l’applicazione burocratica delle norme, ma deve diventare la priorità, anche contrattuale. Deve prevedere delle azioni specifiche da mettere in atto. Deve essere un diritto inalienabile».

Un’azione concreta la Cisl di Verona l’ha già avviata: «Abbiamo contattato i nostri avvocati, ci costituiremo parte civile sia per il decesso di Pasquale Misitano sia per quello di Cristian Dumitru Miron», spiega il segretario generale Massimo Castellani, «e lo faremo anche in futuro».

Dai tre sindacati, in una nota congiunta, arriva, oltre all’appello alla Regione a investire di più sulla sicurezza sul lavoro, una stoccata al nuovo governo: «Mutuan- do una provocazione dialettica della politica», scrivono, «potremmo dire che l’unica “schedatura” sensata da fare in questo momento, è di quei “delinquenti” di qualsiasi razza che speculano sulla precarietà del lavoro, e lucrano mettendo a rischio l’incolumità o la altrui vita».
Il fascicolo aperto per la morte di Pasquale Misitano attende la relazione dello Spisal. Ipotizza l’omicidio colposo da parte di persone da identificare. L’indagine è affidata al sostituto procuratore Stefano Aresu che ha sequestrato una parte del cantiere di Poiano.

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