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Arena, dal ministero doccia fredda per i lavoratori.. Devono restituire l’integrativo 2014-2015.

«Siamo sotto choc per una notizia assolutamente inaspettata, un fulmine a ciel sereno che ci cade addosso dopo l’estate». Elena Mazzoni, sindacalista della Fistel Cisl, riassume così lo stato d’animo dei lavoratori della Fondazione Arena, 250 che arrivano a un migliaio con gli aggiunti stagionali, che nei prossimi mesi dovranno restituire una parte degli stipendi ricevuti nel 2014 e nel 2015. Si tratta del cosiddetto integrativo, frutto della contrattazione aziendale, che, secondo la Ragioneria generale dello Stato, non poteva essere erogato poiché il bilancio della Fondazione era in rosso.

Un grosso pasticcio, quindi, che per un dipendente fisso significa un salasso di almeno tremila euro l’anno. In tutto «una cifra a sei zero» si limitano a dire per ora nella sede di via Roma, dove la sovrintendente Cecilia Gasdia si dice «a fianco dei lavoratori i cui interessi abbiamo difeso a spada tratta nei confronti del ministero», sottolineando: «Non siamo noi i nemici, qualsiasi management in questo momento si troverebbe ad affrontare un problema creato da qualcuno prima di noi e che cercheremo di risolvere».

La notizia arriva poco prima di mezzogiorno, durante l’incontro tra i dirigenti della Fondazione – erano presenti la sovrintendente, il direttore generale, Gianfranco De Cesaris, la responsabile del personale Francesca Tartarotti e il direttore amministrativo Andrea Delaini – e le organizzazioni sindacali. La lettera arrivata dal ministero delle Finanze il 21 settembre, i cui concetti sono stati ribaditi il 5 ottobre dall’Avvocatura dello Stato, parla chiaro: la legge vieta i trattamenti economici aggiuntivi al personale delle Fondazioni, «ove queste non raggiungano il pareggio di bilancio».

In questi giorni, tra l’altro, i lavoratori sono a casa, nel primo dei due mesi di cassa integrazione cui il piano di rilancio della Fondazione li costringe per il terzo anno consecutivo. «L’impressione è che questo annuncio l’abbiano voluto fare in modo deliberato proprio in questi giorni», esclama Paolo Seghi della Slc-Cgil, che assicura: «Ci difenderemo in ogni sede, anche legale». Un’ora dopo la sovrintendente respingerà l’accusa. «Eravamo fiduciosi che le nostre ragioni fossero ascoltate, sulla base del fatto che la stessa legge tutela i diritti acquisiti, quindi questa notizia ha sorpreso anche noi, ma li comprendiamo bene i problemi dei lavoratori». All’annuncio che si dovrà procedere alla «ripetizione» – restituzione in termini burocratici – la reazione dei rappresentanti sindacali è durissima, con la sala Fagiuoli immediatamente «occupata» con un’assemblea permanente.

Ai vertici della Fondazione i sindacalisti rinfacciano di averli tenuti all’oscuro fino all’ultimo sul provvedimento. «Questa partita», protesta Ivano Zampolli della Uilcom, «avremmo potuto giocarla insieme nei confronti dei ministeri e invece ci hanno lasciati soli a combattere. E’ paradossale che la verifica avvenga a quattro anni di distanza avendo il ministero tutti gli strumenti necessari per un monitoraggio costante». Infine, «ci auspichiamo la ripresa di un confronto per trovare una via d’uscita a difesa dei salari e dei posti di lavoro».

Il dg De Cesaris, intanto, fa risalire il caso all’ispezione ministeriale avvenuta nel dicembre 2017, «all’epoca del commissariamento Fuortes-Polo» tiene a precisare. «I rilievi mossi su fatti delle passate gestioni erano 18 e noi presentammo le nostre controdeduzioni lo scorso giugno. A settembre abbiamo dovuto prendere atto con sorpresa e dispiacere che dei pareri dei nostri legali, sul fatto che la stessa legge tutela i diritti acquisiti, non si era tenuto conto». E adesso? «Entro aprile si dovranno avviare le procedure affinché non ci venga addebitato il danno erariale, ma dal punto di vista del diritto del lavoro ci sarà ancora molto da dire, poiché è probabile che ci siano ricorsi» fa sapere De Cesaris.

Tartarotti, da parte sua, assicura che «si cercherà la soluzione più indolore». La responsabile del personale parla anche di «ripercussioni nazionali di una decisione che probabilmente toccherà anche altre fondazioni».

E ai sindacati che chiedono di poter esaminare tutta la documentazione, dalle 18 contestazioni degli ispettori ministeriali alle controdeduzioni, solo in parte accolte, della Fondazione, al primo piano di via Roma assicurano «totale trasparenza e condivisione». E conclude Gasdia: «È stato duro fare questa comunicazione ma ci prendiamo le nostre responsabilità… Anche qualcun altro lo dovrebbe fare».

Fonte: L’Arena di Verona

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