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«Fondazione, lavoriamo per dare futuro all’Arena»

l «La», più che la stecca, rischia di non uscire nemmeno di bocca. A causa dello sciopero. Ma lo spettacolo, quello invernale dopo quello estivo, deve continuare. Decolla così la stagione artistica 2018-2019 della Fondazione lirica Arena al Teatro Filarmonico (nell’articolo a fianco il programma dettagliato), ma la “prima”, la Bohème di Puccini, domenica, salterà. Ciò in seguito alla giornata di astensione dal lavoro proclamato e confermato dalle Rappresentanze sindacali unitarie della Fondazione Arena di Cgil, Uil, Fials – la Cisl non aderisce – che contestano mancate azioni di rilancio da parte della Fondazione.

La sovrintendente Cecilia Gasdia però, presentando il programma, conferma quando detto al nostro giornale nei giorni scorsi commentando i risultati della stagione estiva areniana 2018 e quanto sta facendo la nuova dirigenza, in carica da inizio anno: «Noi siamo qui e stiamo lavorando per tenere aperta la Fondazione Arena e non per farla chiudere».

L’astensione era stata proclamata per tre giornate. La prima si è tenuta venerdì scorso. La seconda sarebbe dovuta essere domenica scorsa, per il concerto dell’Immacolata, di Verona Lirica in collaborazione con la Fondazione. Sabato però la Fondazione ha annullato il concerto, il che ha di fatto provocato lo slittamento della seconda giornata di astensione dal lavoro a domenica 16. «È un grande dispiacere, anche per il pubblico», dice la Gasdia, nel foyer del Filarmonico a margine della presentazione, riferendosi al braccio di ferro con i sindacati, «ma d’altra parte noi andiamo avanti per mantenere questa Fondazione sempre più florida. Capisco peraltro i problemi dei lavoratori perché anch’io ho cantato tanti anni qui in Arena anche in momenti di grande difficoltà dell’ente lirico».

La Gasdia, direttrice artistica oltre che sovrintendente, sta operando con il direttore generale Gianfranco De Cesaris e il Consiglio di indirizzo, presieduto dal sindaco Federico Sboarina. La Fondazione Arena vive l’ultima fase del Piano di risanamento 2016/2018, finanziato dallo Stato con 10 milioni, in prestito, con la Legge Bray. «Stiamo uscendo dalla Bray», spiega, «ma nel 2019 non saremo usciti del tutto perché di fatto la fine della Bray sarà ratificata nel giugno del 2020. Però il 2019 è un anno molto importante, nel quale comunque i lavoratori ritorneranno con i due mesi di stipendio che sono stati loro sospesi, perché sono stati trovati i fondi». Negli ultimi tre anni, va ricordato, i lavoratori stabili (245) non hanno ricevuto lo stipendio per due mesi all’anno, quindi per totali sei mesi, il che ha determinato un risparmio di 7,2 milioni.La Gasdia ha sottolineato che «tra pochi giorni, il 20 dicembre, ci sarà un Consiglio di indirizzo nel quale, come abbiamo detto già volte, all’ordine del giorno c’è tutta la programmazione del Filarmonico fino al 31 dicembre 2019. Il che non veniva mai fatto in passato. Quando mi sono insediata lo scorso gennaio non ricordo di aver visto alcun tipo di programmazione su dicembre 2018, tanto è vero che l’ho programmato io, durante lo stesso anno. Adesso, entro fine anno, daremo tutta la programmazione fino alla fine del 2019». Quanto all’auspicio di una ricucitura con le maestranze: «Spero di sì. Ripeto, il nostro obiettivo è di tenere aperta la Fondazione e di far tornare esattamente un grande Filarmonico oltre alla grande Arena che già conosciamo».

Intanto, i sindacati Cgil, Uil e Fials dello spettacolo in una nota confermano di continuare la mobilitazione. «Nessun elemento nuovo e concreto è finora sopraggiunto se non la promessa di risorse e finanziamenti di cui sentiamo parlare fin da troppo tempo. Riteniamo peraltro che il denaro, pubblico o privato che dovesse entrare, dovrà essere usato con quella visione di prospettiva alla qualità e al rilancio di Fondazione che a oggi è mancata».Il prossimo 17 dicembre i sindacati incontreranno parlamentari e consiglieri regionali e comunali. E una delegazione si rivolgerà al ministro Bonisoli. Le tre sigle poi contestano il fatto che la Cisl, con il segretario generale di Verona Massimo Castellani si sia smarcata dallo sciopero. «A Castellani chiediamo: avremmo forse dovuto dunque scioperare domenica su una mancata richiesta di prestazione? Sarebbe un inedito nella storia universale del sindacato», dicono Cgil, Uil, Fials. Castellani però replica: «Nessuno, quando litiga con la moglie, per farle un dispetto le brucia la casa. Aspettiamo il Consiglio di indirizzo del 20 dicembre e poi ci si confronterà».

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