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Cgil, Cisl e Uil in piazza sferzano il governo “migliaia in piazza per chiedere riforme sul lavoro”

Cgil Cisl Cuil in piazza sferzano il governo: ascolti la voce del popolo del lavoro, si confronti con i sindacati, ascoltando le loro proposte, e «cambi rotta» sulla politica economica.

La richiesta risuona dal corteo e dal palco della manifestazione nazionale unitaria organizzata a Roma, Futuro al lavoro. «Centinaia di migliaia», una piazza colorata e con una «folla immensa», dicono i sindacati che sfila per le vie della capitale. «Ogni stima rischierebbe di essere sottodimensionata: Piazza San Giovanni era stracolma.

Un fatto è certo: è da annoverare tra le più grandi e partecipate manifestazioni degli ultimi decenni a Roma». «Noi siamo il cambiamento», incalza il leader della Cgil, Maurizio Landini, dal palco di piazza San Giovanni, al suo debutto in piazza da numero uno della confederazione. «Il governo esca dalla realtà virtuale e si cali nel mondo reale»: attacca la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. E, avvertono, se non ci saranno riscontri, andranno avanti fino a portare a casa risultati. «Non siamo contro il governo, ma gli chiediamo di convocarci o la mobilitazione proseguirà», dice chiaramente il leader della Uil, Carmelo Barbagallo.

A sei anni dall’ultima manifestazione unitaria in piazza San Giovanni ,Cgil, Cisl e Uil tornano insieme per rilanciare l’unità del mondo del lavoro, la forza di 12 milioni di iscritti ai sindacati e la richiesta forte al governo di ascoltare le proposte, unitarie, messe nero su bianco ad ottobre scorso e già illustrate al premier Giuseppe Conte.

In piazza si vedono i candidati alla segreteria del Pd, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti,l’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, l’esponente di Leu ed ex presidente della Camera, Laura Boldrini.

C’è anche una delegazione di industriali arrivati da Ravenna, una trentina che sfilano in corteo dietro lo striscione «Investiamo nel gas naturale italiano». I sindacati confermano il giudizio negativo sulla manovra, «miope e recessiva», e insistono sulla necessità di creare lavoro, rilanciando gli investimenti, di fare una «vera» riforma delle pensioni e di rivedere il sistema fiscale, diminuendo il peso della tasse su lavoratori e pensionati.

Quota 100 «ben vanga» ma non basta perché lascia fuori «tutto un mondo» che non arriva a 38 anni di contributi: a partire dalle donne e dai giovani . Bene la lotta alla povertà, sostengono, ma il reddito di cittadinanza è «un ibrido» con le politiche del lavoro che rischia di «fare male» su entrambi i fronti.

Dunque, servono gli investimenti, materiali e immateriali. E serve «sbloccare le infrastrutture», che aprirebbero a 400mila posti di lavoro. «Alle persone che governano questo Paese diciamo che ascoltino questa piazza: noi siamo il cambiamento. Noi vogliamo la giustizia sociale. E siamo pronti a fare la nostra parte»

Fonte: “L’Arena di Verona” 10 febbraio 2019

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