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Marmisti in sciopero per sollecitare il nuovo contratto

Un carosello di auto sventolanti bandiere Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil ieri ha percorso le vie dell’area industriale di Sant’Ambrogio di Valpolicella, che contano molte delle imprese del marmo del territorio. Davanti ai cancelli erano circa 200 i lavoratori che protestavano. Il 70% dei 3.123 addetti veronesi del settore, distribuiti in 415 aziende, ha aderito allo sciopero di otto ore, aggiungendo il blocco degli straordinari e della flessibilità. «In quasi tutte le aziende», spiegano i sindacati, «si è lavorato a ritmi ridotti mentre nel pomeriggio e in serata si è registrato il blocco totale della produzione alla Qrbg», società che due anni fa aveva rilevato la Quarella.

Alla base della manifestazione, nelle scorse settimane organizzata anche in Puglia, Sardegna, Lombardia, Trentino e Piemonte, il mancato rinnovo del contratto nazionale.

“Il settore lapideo è stato colpito duramente dalla crisi ed è stato chiesto ai lavoratori in questi anni un grosso sacrificio, quindi molta flessibilità e disponibilità da parte loro”. Dichiara il Segretario Regionale Feneal Uil Veneto Pietro De Angelis, “per questo rivendichiamo che vengano riconosciuti dei giusti trattamenti sia salariali che di diritti per i lavoratori” conclude De Angelis.

«Ci sono proposte di Confindustria Marmomacchine e Anepla, sulle quali si è bloccato il tavolo», afferma Salvatore Federico, veronese, segretario nazionale Filca Cisl. I nodi riguardano «la volontà degli imprenditori di sciogliere l’ente bilaterale del settore, il Cpnl», elenca Federico, «l’apertura a più flessibilità che significa contratti precari, scarse proposte per il welfare». La distanza maggiore è sul salario: per i sindacati la proposta di aumento «è persino al di sotto del recupero inflattivo».

«Negli ultimi due rinnovi contrattuali erano stati fatti aumenti eccessivi, lontano da quanto avrebbe indicato l’applicazione del codice Ipca: creato dal ministero e usato anche in altri contratti nazionali per calcolare il reale andamento dell’inflazione. Quindi le possibilità sono due: o si calcola l’aumento salariale usando questo codice o si fa una verifica ex post», sottolinea Flavio Marabelli, presidente onorario di Confindustria Marmomacchine che sottolinea «la volontà di aprire un dialogo con i sindacati, speriamo di trovare la loro disponibilità entro inizio settembre».

Al tavolo i delegati territoriali vorrebbero coinvolgere le amministrazioni comunali: ieri sono state raccolte firme per una lettera inviata ai Comuni in cui si chiede di riflettere sulla situazione del settore «che vive un periodo di contrazione, le cui conseguenze rischiano di ricadere sui lavoratori».

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