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Scontro all’Istituto anziani, la direzione apre uno spiraglio

Due tavoli di confronto e un solo protocollo portato a casa, quello sui minimi essenziali di personale in caso di sciopero. Il disagio dei dipendenti dell’Istituto assistenza anziani di Verona resta alto, tanto che, lunedì sera, i lavoratori, durante un’assemblea con i sindacati, si sono detti pronti a dichiarare nuovamente lo stato di agitazione se l’ulteriore incontro con la dirigenza, il 16 settembre, non dovesse dare risultati.

Dopo gli scioperi di giugno e luglio, e il ricorso delle sigle Cgil, Cisl, Uil e Csa per denunciare un’attività ritenuta antisindacale, le acque restano agitate, anche se la direttrice dell’istituto, Adelaide Biondaro, invita alla calma, e si dimostra propensa a rivedere i punti del contratto unilaterale ritenuti peggiorativi verso i lavoratori.

Nel primo degli incontri chiesti dal giudice del lavoro, è stato sottoscritto il protocollo sui minimi essenziali, ma in quello di venerdì scorso sono stati fatti passi indietro, il contratto decentrato non viene revocato, e l’azienda continua a prelevare soldi dalla busta paga dei lavoratori, anche per sanare un buco di 200mila euro sul fondo aziendale dovuto all’assunzione di personale in esubero. I dipendenti sono ormai esasperati e sfibrati, non solo dalle riduzioni economiche in busta paga, ma ancor più dalle condizioni di lavoro pesanti da sostenere, con una turnistica che non corrisponde alla matrice».

Il 18 settembre, alle 13, il giudice incontrerà le parti per conoscere gli esiti del confronto, ma i sindacati hanno poca fiducia che la situazione si possa sbloccare nell’ultimo tentativo di dialogo in programma il 16. «Sono ancora sul tavolo le oltre trenta contestazioni disciplinari in giornata di sciopero e le oltre trenta denunce alla Procura della Repubblica, per omissione d’atti d’ufficio, inviate dall’ente», ricordano le sigle in una nota. «L’atto unilaterale di luglio è retroattivo e modifica istituti contrattuali a piacimento per il passato come le indennità di turno o di rischio, o gli importi per le posizioni organizzative e gli straordinari. Da dieci anni l’ente introita risorse senza finanziare il fondo per centinaia di migliaia di euro e alla sospensione delle indennità, ad agosto, ha aggiunto pure il prelievo di minimo 50 euro dalla busta paga, per il recupero delle festività infrasettimanali».

Concludono i sindacati: «A due anni dall’insediamento della nuova direzione, l’ente ha provveduto a chiedere la restituzione di somme ai soli lavoratori, mentre la dirigenza non è stata messa in mora. Alla mancanza di operatori socio sanitari e infermieri si associano sempre più dimissioni volontarie e malessere collettivo».

La Biondaro chiarisce la sua posizione. «Durante l’incontro di venerdì alcuni rappresentanti sindacali se ne sono andati e non ho avuto il tempo di fornire le risposte alla serie di richieste avanzate», spiega. «In regime di autotutela l’amministrazione può anche sbagliare e se alcuni punti del contratto sono ritenuti peggiorativi per i lavorativi sono più che disponibile a rivederli».

da L’Arena 11 settembre 2019

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