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Monteforte. «La casa di riposo resterà pubblica»

La casa di riposo rimarrà pubblica e a tracciarne la rotta sarà un consiglio di amministrazione composto da persone competenti e senza interessi: su queste posizioni l’altra sera, nell’auditorium della Fondazione «Don Mozzatti d’Aprili», i tre candidati a sindaco di Monteforte hanno preso precisi impegni coi lavoratori.

A far sedere attorno allo stesso tavolo i candidati Roberto Costa, Teresa Ros ed Andrea Savoia sono stati i lavoratori della casa di riposo attraverso i loro rappresentanti sindacali Antonio Imbrani (Uil-Funzione pubblica), Giuseppe Dotti (Cisl-Fp) ed Antonio De Pasquale (Cgil-Fp) col via libera di Anna Celebron, commissario della Casa di riposo. Sul tavolo è stato messo il futuro dell’ente, considerato unanimemente come la prima azienda del paese: rischio privatizzazione, carenze di personale, spazio sempre maggiore per personale di cooperativa (invitato ma non intervenuto l’altra sera), servizi, investimenti.

L’ospite è importante, secondo i lavoratori, e il suo benessere passa sia per l’organizzazione dei servizi che per il benessere degli stessi operatori. Gli ultimi travagliati anni, sfociati nel commissariamento, le scelte intraprese pesano, ma i lavoratori sono i primi a sostenere di credere ancora fortemente nelle potenzialità della struttura.Costa parla più volte di investimenti, ma anche di allargamento della Fondazione ai Comuni vicini. C’è in essere l’esperienza di Bolca (della San Camillo) che per Savoia, però, è solo ragione di buchi e perdite in bilancio: propone la trasformazione dei 30 posti attuali in posti per non autosufficienti, si dice aperto a partnership paritarie ma non a «beneficenze a favore di un altro comune». Qualche dipendente obbietta che la situazione attuale sarebbe conseguenza di scelte precise, tra le quali quella di esternalizzare praticamente per intero la struttura e di depotenziarla nel momento in cui sarebbe stato opportuno lanciarla. Ros conferma il malessere di qualche ospite ma sottolinea anche come la valutazione non possa affidarsi solo al bilancio.

I candidati sono tutti convinti che il futuro passi per i servizi alla comunità, capaci di far entrare risorse anche dall’esterno: i servizi, però, come evidenziano i dipendenti, passano da un numero adeguato di lavoratori con un inquadramento giusto e dicono «basta all’erosione di posti pubblici a favore di cooperative che oggi sono ad un livello illegittimo se non addirittura illegale», dice Imbriani.

La situazione è complessa e contraddittoria, basti pensare all’enorme cucina vuota perché si è scelto di far prepare i pasti all’esterno. Per i lavoratori è necessario «rifondare» la Fondazione, una gestione aziendalistica del pubblico e una risorsa possono essere le esperienze e i suggerimenti dei dipendenti. Ristabilire un dialogo, anche coi familiari, per Ros è un’altra priorità: l’augurio dei lavoratori, a fine incontro, è che gli impegni presi vengano mantenuti anche da chi sarà all’opposizione.

Fonte: L’Arena di Verona

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