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Veneto, persi 20mila posti di lavoro

L’emergenza Covid-19 impatta sull’occupazione in Veneto. Dal 23 febbraio, giorno dell’entrata in vigore del primo provvedimento restrittivo contro la pandemia da coronavirus, al 22 marzo nelle 7 province sono già andati persi dai 15 ai 20mila posti di lavoro, lo 0,7-0,8% dell’occupazione dipendente complessiva. Il dato arriva da Veneto Lavoro, ente della Regione. La frenata è dettata dal calo delle assunzioni, già in atto ma in vistosa accelerazione da fine febbraio, -35%.
Ad essere coinvolti soprattutto i contratti a termine, con l’eccezione del lavoro domestico: colf e badanti registrano un saldo di circa mille posizioni lavorative in più. «Monitorerò con attenzione i dati sul turismo», aggiunge l’assessore al Lavoro, Elena Donazzan, «perché i tassi occupazionali in questo settore, con l’approssimarsi della stagione estiva, saranno la cartina tornasole degli effetti dell’epidemia sulla tenuta sociale ed economica del Veneto». Intanto ieri, come previsto dal decreto di domenica del premier Giuseppe Conte, è stato il primo giorno di «serrata» per le imprese che non producono beni essenziali, individuate sulla base dei codici Ateco. La sospensione è stata preceduta però da un altro provvedimento del ministe- ro dello Sviluppo economico che mercoledì ha integrato l’elenco delle filiere autorizzate a proseguire l’attività e ha specificato chi deve chiudere.
Il balletto di codici Ateco ha aggiunto confusione. «Abbiamo dovuto deviare quasi tutto il personale in servizio al Registro imprese ed elenco artigiani su questa nuova in- combenza», spiega il conservatore del Registro della Camera di Commercio, Pietro Scola. «Siamo in smart working e in contatto costante con la Prefettura a rifare daccapo il lavoro già svolto nella prima parte della settimana». Mercoledì erano circa 2mila le aziende veronesi che hanno chiesto di continuare a produrre beni legati alle filiere essenziali. «Cifra che continua ad aumentare, con il numero delle attività che vuole la revisione dei codici, perché finora in possesso di quelli errati», prosegue. Mercoledì c’è stato anche un primo confronto tra il prefetto, Donato Cafagna e i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Stefano Facci, Massimo Castellani e Lucia Perina. Il decreto di domenica prevede la costituzione in ogni provincia di tavoli per la valutazione caso per caso delle istanze inviate al prefetto dalle imprese che si dichiarano a supporto delle filiere essenziali. Molte tra quelle pervenute ai Palazzi Scaligeri finora sono inutili perché inoltrate da aziende in possesso di un codice di per sé autorizzativo. «L’incontro è servito a varare il tavolo di confronto periodico (previsto dal decreto di domenica, ndr) che si riunirà lunedì pomeriggio e a cui parteciperanno anche i datori di lavoro», spiega Perina. Con Prefettura, Camera di Commercio, Guardia di Finanza, le segnalazioni di sindacati e imprenditori si cercherà di valutare le istanze e di gestire al meglio la situazione

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