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Mirandola Uila, “in agricoltura No ai voucher, meno slogan politici e più azioni concrete”

Riteniamo che il bombardamento mediatico rispetto la richiesta di reintroduzione dei voucher in agricoltura stia veramente superando i limiti perché apparentemente giustificato dalla ricerca di manodopera e da una logica che in realtà è assolutamente priva di fondamenti.

Pensiamo che strumentalizzare questo periodo di emergenza per provare a TORNARE INDIETRO sui diritti e sulle tutele dei lavoratori agricoli tornando ed ampliando l’utilizzo dei voucher delinei un secondo fine reale, che però nel frattempo avrebbe come unico effetto quello di riaprire le porte all’abuso di questi strumenti (come avvenuto in passato, ma la memoria è corta, e che si è cercato di arginare introducendo una regolamentazione più stringente) finendo anche per agevolare l’aumento di lavoro nero in un settore in cui, in tanti esprimono contrarietà e contrasto, ma le azioni non seguono la stessa finalità.

Questi promotori dei voucher dovrebbero provare a spiegarci tecnicamente (e non con gli slogan) di come secondo loro tali strumenti risolverebbero l’emergenza manodopera.

Nel settore agricolo esiste il contratto di prestazione di lavoro occasionale, normato con limiti specifici che garantisce flessibilità nel rispetto dei termini di utilizzo.

Ci raccontano ogni giorno sui giornali che con i voucher risolverebbero tutti i problemi perché potrebbero assumere studenti, pensionati e percettori di cassa integrazione … peccato che SIA GIA’ POSSIBILE ASSUMERLI con il lavoro occasionale entro i limiti previsti!

Forse dimenticano di specificare che vorrebbero assumerli con i voucher indipendente dalla dimensione aziendale e senza limiti di tempo e tetto di reddito… quindi ben oltre quello che potremmo definire LAVORO OCCASIONALE, smantellando quei piccoli passi avanti nei diritti e nelle tutele fatti nei confronti di chi presta la propria collaborazione e professionalità a fare lavori gravosi e indispensabili.

Va ricordato che i voucher sono uno strumento nato con l’intento di favorire l’emersione di particolari sacche occupazionali che sfuggivano all’imposizione fiscale e contributiva.

L’evoluzione che ha avuto nel tempo ha poi ampliato di molto la portata e i limiti di applicabilità e ne ha favorito una larga diffusione anche al di fuori degli ambiti più consoni e naturali, facendolo diventare strumento di un vasto fenomeno sociale di elusione ed evasione delle norme fiscali e previdenziali.

Noi pensiamo che il problema della manodopera si possa risolvere con azioni concrete che non vanno ad intaccare le tutele e i diritti dei lavoratori ma che vanno nell’ottica di valorizzare il lavoro facendo incontrare chi cerca manodopera e chi la offre, rimanendo nel tracciato della legge e dei contratti nazionali e provinciali di riferimento senza giocare al ribasso.

Serve manodopera? Bene, a Verona, grazie alla sinergia tra AGRIBI e Veneto Lavoro, abbiamo implementato un sistema tramite l’ente bilaterale dell’agricoltura (di cui fanno parte Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil) che possa rispondere a questa esigenza e se davvero le aziende hanno questa esigenza vengano ad esporla, partirà quindi una ricerca e selezione del personale con l’aiuto dei centri per l’impiego nei curriculum già presenti e che liberamente i lavoratori possono far pervenire e verranno colmate le necessità reali.

Se questo non dovesse avvenire allora avremmo tutti molto chiaro che non è il reperimento di manodopera il problema reale…

Daniele Mirandola Segretario UilA-Uil Territoriale Verona e Trento

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